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(S)confinamenti.

Forme, funzioni e crisi dei binarismi.

I cicli XL e XLI del Dottorato in Studi linguistici, letterari e interculturali in ambito europeo ed extra-europeo dell’Università degli Studi di Milano organizzano il convegno dottorale biennale dal titolo “(S)confinamenti. Forme, funzioni e crisi dei binarismi.” In questa occasione si intende avviare una riflessione multidisciplinare sul concetto di binarismo, inteso non come semplice coppia di elementi, ma come configurazione relazionale in cui i termini si definiscono reciprocamente, instaurando rapporti di tensione e complementarità. In particolare, il convegno mira a esaminare le modalità con cui i binarismi si configurano e producono significato, le condizioni storiche e teoriche che ne determinano la crisi e le possibili ristrutturazioni nei sistemi linguistici, letterari e culturali.

La linguistica ha tradizionalmente fatto ricorso a strutture binarie per modellizzare il funzionamento delle lingue. Già Saussure definisce le opposizioni distintive come gli assi portanti del sistema linguistico (significante/significato, langue/parole), mentre Jakobson ne formalizza il ruolo nella fonologia attraverso i tratti binari, rendendo l’opposizione una vera e propria matrice strutturale. Anche Chomsky ha consolidato dicotomie fondamentali (competenza/performance, grammatica/uso, struttura superficiale/struttura profonda) che hanno influenzato a lungo il dibattito teorico. Tuttavia, la natura categorica di tali opposizioni è stata gradualmente messa in discussione. Emblematico è il caso della linguistica cognitiva (Lakoff & Johnson, 1980; Croft & Cruse, 2004) che pone il significato alla base delle strutture grammaticali, superando così l’opposizione lessico/significato e grammatica, ma anche l’assunto che conoscenze e abilità linguistiche ed extralinguistiche costituiscano due entità dicotomiche. Sulla scia di questi postulati si colloca la Grammatica delle Costruzioni (cfr. Fillmore, Kay & O’Connor, 1988; Goldberg, 2006) che, proponendo una rilettura non dicotomica della dualità grammatica-lessico, ha permesso a sua volta di superare una visione modulare del linguaggio. 

Allo stesso modo, nelle teorie del contatto tra lingue emergono fenomeni di ibridazione che destabilizzano le opposizioni nette tra varietà linguistiche, dando luogo a spazi intermedi e sistemi complessi. Ne sono un esempio il prestito linguistico (Haugen, 1950) e il code-switching (Bullock & Toribio, 2009; Gardner-Chloros, 2009), entrambi manifestazione dell’incontro tra varietà linguistiche e identità distinte. Altri fenomeni di interferenza linguistica, tra cui la formazione di lingue pidgin e creole, contribuiscono al dissolvimento della dicotomia di sistemi linguistici separati. 

Nel campo degli studi di genere la concezione binaria del sesso è stata progressivamente messa in discussione, con una visione del genere come processo discorsivo e situato nelle relazioni e nelle sue performance (Butler, 1990). In questo contesto, il linguaggio si configura come uno degli spazi di negoziazione e visibilità delle identità. Sviluppi rilevanti in questa direzione provengono dagli studi sulla multimodalità e sulla comunicazione digitale, che mostrano come la costruzione del sé avvenga attraverso l’interazione di risorse verbali, visive e performative. 

La traduzione, intesa come pratica creativa che mette in relazione dialogica sistemi linguistici e culturali differenti (Hutcheon, 2006), si configura come uno dei luoghi in cui tali dinamiche di attraversamento e negoziazione si rendono maggiormente visibili. Essa implica infatti un atto di mediazione in cui diventa fondamentale garantire tanto il rispetto dell’alterità, quanto la comprensibilità del discorso, nonostante le differenze interlinguistiche e interculturali (Bassnett, 2011). In questo senso, la traduzione non può essere ridotta a una mera trasposizione binaria da un codice a un altro, con il conseguente rischio di stereotipizzazione, ma si configura piuttosto come un processo di valorizzazione delle sfumature linguistiche e simboliche del testo di partenza.

Il concetto di binarismo è stato ampiamente indagato negli studi letterari sia come struttura oppositiva sia come principio di complementarità e rispecchiamento. Una delle sue espressioni più ricorrenti è la figura del doppio, attraverso cui la letteratura rappresenta dinamiche di scissione e duplicazione identitaria. In questa prospettiva, il Doppelgänger si configura come una modalità privilegiata di messa in scena della crisi dell’unità del soggetto: Rank (1925) lo interpreta come manifestazione di un conflitto psichico e identitario, mentre Freud (1919) lo collega alla dimensione perturbante generata dal ritorno del rimosso. La moltiplicazione dell’io non costituisce dunque soltanto una variazione del dualismo, ma diviene un dispositivo attraverso cui la letteratura articola la frammentazione e la pluralità del soggetto moderno. 

La teoria della letteratura ha a lungo fatto ricorso a strutture binarie per classificare generi e sistemi testuali, fondandosi su “un’architettura del doppio” di matrice aristotelica (alto/basso, epica/romanzo, tragedia/commedia), che riflette e al tempo stesso produce gerarchie e rapporti di potere nei processi di canonizzazione. Sono i recenti turns material (Latour, 1991), cultural (Jameson, 1998), affective (Ahmed, 2010) e visual (Boehm & Mitchell, 2013), tra gli altri – che hanno contribuito a spostare progressivamente l’attenzione verso forme di scrittura che mettono in crisi le tassonomie generiche tradizionali, attraversano i confini linguistici e culturali e danno luogo a identità narrative plurali. 

Un contributo decisivo è venuto dagli studi visuali e intermediali che indagano tutti quei fenomeni di interazione, contaminazione e migrazione tra media diversi (Rajewsky, 2005; Kozak, 2015). Parallelamente, gli studi culturali hanno mostrato come i binarismi non costituiscano dati naturali o stabili, ma siano piuttosto il prodotto di pratiche discorsive e di processi storici di costruzione del significato (Hall, 2003). È stato evidenziato come molte di queste opposizioni si radichino nelle matrici epistemologiche della modernità occidentale, che ha spesso organizzato il pensiero e l’interpretazione del mondo attraverso logiche dicotomiche (Quijano, 1997). Alla luce di questi sviluppi, nel dibattito contemporaneo si sta facendo pertanto sentire con sempre maggiore urgenza la necessità di andare oltre le strutture dicotomiche. Le opposizioni non si configurano più come coppie chiuse e autosufficienti, bensì come campi dinamici attraversati da Contact Zones (Pratt, 1992), Borders (Anzaldúa, 1987) e Third Spaces (Bhabha, 1988). I binarismi vengono così riletti non solo come dispositivi ordinatori, ma come spazi di tensione, attraversamento e trasformazione. 

Linee tematiche

Dottorande e dottorandi, assegniste e assegnisti di ricerca e giovani ricercatrici e ricercatori sono invitate/i a partecipare con proposte che esaminano i binarismi non come strutture statiche, ma come dispositivi dinamici. In particolare, i contributi potranno afferire, ma non saranno limitati, alle seguenti linee tematiche:

  • Verso una visione organica della lingua: modalità di superamento della concezione modulare del linguaggio;
  • Contatto linguistico: incontro, scontro e superamento delle divergenze linguistiche e culturali; 
  • Decostruire il binarismo di genere: tra teoria, lingua e multimodalità;
  • Tradurre l’alterità: valorizzazione e negoziazione delle sfumature linguistiche, letterarie e culturali;
  • Figure dell’ambiguità: applicazione, messa in crisi e rinegoziazione del tema del doppio;
  • Binarismi sotto esame: prospettive critiche, epistemologie situate e decostruzione dei saperi normativi;
  • Oltre i binarismi: pratiche discorsive, testuali e multimodali che elaborano contro-narrazioni e modelli alternativi.

Istruzioni per l’invio delle proposte 

Si accettano proposte per presentazioni della durata di 20 minuti. Le lingue degli interventi sono l’italiano e l’inglese.

Per candidarsi è necessario inviare entro il 30 giugno 2026 all’indirizzo e-mail: convegno.binarismi@unimi.it

Un file word anonimo denominato [Proposta_Binarismi_2026] che dovrà contenere le seguenti informazioni:

  • Titolo della proposta
  • Abstract (in italiano o inglese) di max. 250 parole in Times New Roman 12, interlinea 1,5 
  • Parole chiave della proposta (4)
  • Bibliografia (massimo 10 riferimenti)

Un file pdf denominato [Bio_CognomeNome_2026] che dovrà contenere le seguenti informazioni:

  • Nome e cognome dell’autore/dell’autrice
  • Affiliazione istituzionale
  • Indirizzo email
  • Bio di max. 150 parole

Costi

La partecipazione al convegno e alla call è gratuita, le spese di viaggio e pernottamento saranno a carico dei partecipanti. 


Date importanti 

Deadline invio abstract: 30 giugno 2026

Comunicazione di conferma/rifiuto: 31 luglio 2026

Date del convegno: 2-3 dicembre 2026

Sede del convegno: Università degli Studi di Milano


Bibliografia

Ahmed, S. (2010). The cultural politics of emotion (2nd ed.). Edinburgh University Press.

Anzaldúa, G. (1987). Borderlands – la Frontera: The new mestiza (2a ed.). Aunt Lute Books. Bhabha, H. (1988). The Location of Culture. Routledge.

Bassnett, S. (2011). Reflections on translation (1st ed.). Multilingual Matters.

Boehm, G., & Mitchell, W. J. (2013). “Pictorial versus iconic turn: Two letters.” In The pictorial turn (pp. 8-26). Routledge.

Bullock, B. E., & Toribio, A. J. (2009). Themes in the study of code-switching. In B. E. Bullock & A. J. Toribio (Eds.), The Cambridge handbook of linguistic code-switching (pp. 1–18). Cambridge University Press.

Butler, J. (1990). Gender trouble: feminism and the subversion of identity. Routledge.

Croft, W., & Cruse, D. A. (2004). Cognitive linguistics. Cambridge University Press.

Fillmore, C. J., Kay, P., & O’Connor, M. C. (1988). Regularity and idiomaticity in grammatical constructions: The case of let alone. Language, 64, 501–538.

Freud, S. (2012). Das Unheimliche (1929). Europäischer Literaturverlag.

Gardner-Chloros, P. (2009). Code-switching (1st ed.). Cambridge University Press.

Goldberg, A. E. (2006). Constructions at work: The nature of generalization in language. Oxford University Press.

Hall, S. (2003). Of Diaspora: Identities and Cultural Mediations. Belo Horizonte: UFMG. 

Haugen, E. (1950). The analysis of linguistic borrowing. Language, 26(2), 210–231.

Hutcheon, L. (2006). A theory of adaptation. Routledge.

Jameson, F. (1998). The Cultural Turn: Selected Writings on the Postmodern (1983-1998). Verso Books.

Kozak, C. (2015). Tecnopoéticas Argentinas. Archivio blando de arte y tecnología. Caja Negra.

Lakoff, G., & Johnson, M. (1980). Metaphors we live by. University of Chicago Press.

Pratt, M. (1992).  Imperial Eyes: Travel Writing and Transculturation. Routledge.

Quijano, A. (1997). La colonialidad del saber: eurocentrismo y ciencias sociales perspectivas latinoamericanas. Consejo Latinoamericano de Ciencias Sociales CLACSO.

Rank, O. (1925). Der Doppelgänger. Eine Psychoanalytische Studie. International Psychoanalytic University Berlin. Rajewsky, I. (2005) Intermediality, intertextuality, and remediation: A literary perspective on intermediality. Intermédialités/ Itermediality, 6, 43-64.